Nella tradizione giapponese, la parola Izu indica un luogo di benessere, purezza, quiete, eleganza naturale. Come la penisola a sud di Tokyo, famosa per le sue sorgenti termali, i paesaggi marini, la natura rigogliosa e una tradizione gastronomica molto radicata. In letteratura e nel cinema, addirittura, Izu è spesso evocata come scenario di rinascita, introspezione, equilibrio.
E sono proprio questi valori che IZU Milano vuole evocare: una destinazione che permette a chi la sceglie di dimenticare i ritmi della città, la sua estetica affilata e i suoi rumori incessanti, per lasciare spazio a un’esperienza che non è solo gastronomica, ma sensoriale, culturale, quasi scenografica. Al civico 27 di Corso Lodi, nel cuore del raffinato quartiere di Porta Romana, dove tutto ebbe inizio nel 1993 con una piccola gastronomia a una sola vetrina, oggi si trova un ristorante che ha trasformato la propria storia in un manifesto contemporaneo.
Jin Yue Hu, patron e anima creativa del progetto, ha raccolto l’eredità della famiglia e l’ha portata oltre, costruendo un luogo che non celebra la cucina giapponese: la interpreta, la reinventa, la rende viva, insieme a sua moglie Linda.


Il nuovo IZU è un ambiente che parla prima ancora che arrivino i piatti. I materiali sono scelti con cura quasi rituale: il legno naturale americano che scalda la sala, il marmo bianco di Carrara che illumina i tavoli, e quel soffitto punteggiato da 1.250 luci sospese che non decorano, ma definiscono l’atmosfera. È un gesto architettonico che racconta la filosofia del ristorante: ogni dettaglio è pensato, ogni elemento è parte di una narrazione più ampia. Non c’è ostentazione, ma una ricerca di bellezza che si percepisce senza bisogno di essere spiegata.
La cucina di IZU nasce da un equilibrio raro. Tradizione e modernità non si sfiorano soltanto: dialogano. Jin Yue Hu e la sua brigata lavorano con una precisione che appartiene alla cultura giapponese, ma con una libertà creativa che è profondamente milanese. Il risultato è una cucina che non imita, non replica, non rincorre mode: crea. I piatti sono costruiti come piccoli racconti, dove la materia prima è protagonista e la tecnica è al servizio dell’idea. Il pesce arriva freschissimo, selezionato con rigore; le verdure seguono la stagionalità; le salse, spesso ispirate a ricette storiche della casa, aggiungono profondità senza mai coprire.
Il menu è un percorso che alterna icone e sorprese. I gunkan e gli uramaki speciali sono diventati un linguaggio riconoscibile, dove il pesce incontra yuzu, shiso, jalapeño, bergamotto giapponese in combinazioni che non cercano l’effetto, ma l’armonia. Le tartare e i carpacci raccontano una sensibilità che unisce Giappone e Mediterraneo con naturalezza. I ravioli ripieni di maialino in sfoglia allo zafferano sono un ponte tra culture, un gesto di contaminazione elegante e mai forzato. E poi ci sono le creazioni del giorno, pensate per chi desidera affidarsi completamente all’estro degli chef, e il percorso Omakase “Shinrai”, un atto di fiducia reciproca tra cucina e ospite, che restituisce l’essenza più pura di IZU.

La cantina è un viaggio parallelo. Champagne, bollicine italiane, sakè, whisky giapponesi, distillati rari: una selezione che non vuole stupire con la quantità, ma con la qualità. Il sommelier accompagna ogni piatto con una precisione sartoriale, costruendo abbinamenti che amplificano la narrazione del menu.
Nel febbraio 2025, IZU è entrato nella Guida Michelin. Un riconoscimento che non arriva come un colpo di scena, ma come la naturale conseguenza di un percorso costruito con costanza, visione e cura. La qualità dei piatti, l’eleganza del nuovo locale, l’accoglienza attenta e garbata del patron e del suo staff hanno reso IZU una pietra miliare della ristorazione giapponese a Milano, un indirizzo che non si limita a seguire la scena gastronomica: la definisce.

IZU è un luogo che resta nella memoria perché non cerca di essere qualcosa: è semplicemente se stesso. Una cucina che parla con sincerità, un ambiente che avvolge, un servizio che accompagna senza invadere. È Milano nella sua forma più raffinata: internazionale, curiosa, elegante, capace di trasformare un pasto in un momento da ricordare. Chi varca la sua soglia non cerca solo un ristorante. Cerca un’esperienza. E la trova.