{"id":3632,"date":"2026-06-05T14:27:06","date_gmt":"2026-06-05T14:27:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.placesmagazine.it\/?p=3632"},"modified":"2026-06-05T14:29:00","modified_gmt":"2026-06-05T14:29:00","slug":"al-pellico-3-dialogano-guido-paternollo-e-larte-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.placesmagazine.it\/?p=3632","title":{"rendered":"I piatti di Guido Paternollo in dialogo con l\u2019arte contemporanea"},"content":{"rendered":"<div>\n<div data-testid=\"chat-page\">\n<p>Al <a href=\"https:\/\/www.hyatt.com\/park-hyatt\/it-IT\/milph-park-hyatt-milan\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Park Hyatt Milano<\/strong><\/a>, a pochi passi dalla <strong>Galleria Vittorio Emanuele II<\/strong>, c\u2019\u00e8 un luogo in cui il confine tra cucina e arte si assottiglia fino quasi a scomparire. \u00c8 il <a href=\"https:\/\/www.placesmagazine.it\/?p=1477\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Pellico 3<\/strong><\/a>, il ristorante gastronomico guidato da <strong>Guido Paternollo<\/strong>, dove ogni piatto sembra nascere dallo stesso impulso che muove il pennello di un artista: esplorare la materia, trasformarla, lasciarla vibrare nello spazio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-3635\" src=\"https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-1-767x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"1442\" height=\"1925\" srcset=\"https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-1-767x1024.jpg 767w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-1-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-1-1151x1536.jpg 1151w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-1-1535x2048.jpg 1535w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-1-400x534.jpg 400w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-1-scaled.jpg 1919w\" sizes=\"auto, (max-width: 1442px) 100vw, 1442px\" \/><\/p>\n<p>In queste settimane, la sala del ristorante accoglie le opere di <strong>Tancredi Parmeggiani<\/strong>, <strong>Claudio Verna<\/strong> e<strong> Turi Simeti<\/strong>, creando un ambiente in cui tele e ricette condividono un\u2019unica grammatica fatta di luce, ritmo e stratificazione. Non si tratta di un semplice allestimento: \u00e8 un dialogo silenzioso, continuo, in cui l\u2019occhio e il palato seguono traiettorie parallele.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-3636\" src=\"https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1327\" height=\"885\" srcset=\"https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-330x220.jpg 330w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-400x267.jpg 400w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1327px) 100vw, 1327px\" \/><\/p>\n<p>Paternollo, che ama definire la sua una \u201ccucina cucinata\u201d, rifiuta gli artifici concettuali per tornare all\u2019essenza: fuoco, tecnica, materia. Una filosofia che trova un\u2019eco naturale nella ricerca di Claudio Verna, maestro della Pittura Analitica, che negli anni Sessanta riport\u00f2 l\u2019attenzione sugli elementi primari della tela. In <em>Oro Antico<\/em>, ad esempio, i gialli e gli aranci si sovrappongono fino a creare una superficie pulsante, quasi viva. Una vibrazione che ritorna nell\u2019\u201cIrish Coffee\u201d di champignon e lardo di colonnata dello chef, dove il fungo cambia stato \u2013 liquido, solido, emulsionato \u2013 come un colore che si espande e si ritrae sulla tela.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-3634\" src=\"https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-3-767x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"1437\" height=\"1918\" srcset=\"https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-3-767x1024.jpg 767w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-3-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-3-1151x1536.jpg 1151w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-3-1535x2048.jpg 1535w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-3-400x534.jpg 400w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/unnamed-3-scaled.jpg 1919w\" sizes=\"auto, (max-width: 1437px) 100vw, 1437px\" \/><\/p>\n<p>La stessa libert\u00e0 di movimento si ritrova in <em>Colonna<\/em>, dove le bande verticali di Verna guidano lo sguardo senza mai imprigionarlo. \u00c8 una dinamica che Paternollo traduce nel suo Scampo poch\u00e9 con levistico, fave, curry e limone nero: una progressione di sapori che non impone un centro, ma invita a seguire una traiettoria personale, fatta di contrasti sottili e freschezze improvvise.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-3638\" src=\"https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/galleria-Cardi_Colonna-Verna-393x1024.png\" alt=\"\" width=\"1384\" height=\"3604\" srcset=\"https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/galleria-Cardi_Colonna-Verna-393x1024.png 393w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/galleria-Cardi_Colonna-Verna-115x300.png 115w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/galleria-Cardi_Colonna-Verna-590x1536.png 590w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/galleria-Cardi_Colonna-Verna-787x2048.png 787w, https:\/\/www.placesmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/galleria-Cardi_Colonna-Verna-400x1041.png 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 1384px) 100vw, 1384px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il tema della stratificazione emerge con forza nei Ravioli di Parmigiano Reggiano 18 mesi, un piatto che si svela lentamente, boccone dopo boccone, proprio come <em>Percezione II<\/em>, dove una superficie apparentemente uniforme rivela profondit\u00e0 inattese, passaggi di luce, variazioni minime ma decisive.<\/p>\n<p>Il dialogo si fa tridimensionale con <em>Nove Ovali<\/em> di Turi Simeti, in cui la tela monocolore prende vita grazie a rilievi ellittici che catturano la luce. \u00c8 la stessa tensione che anima lo Scottadito di agnello al timo e piment d\u2019espelette: una crosta intensa, una fibra succosa, spezie che amplificano la percezione. Il calore modella il piatto come la luce modella la tela.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>Infine, il dessert Fragole in scapece di rabarbaro e verbena sembra rispondere ai segni rapidi e dispersi del <em>Senza Titolo<\/em> di Tancredi Parmeggiani. Mousse, sorbetto, composta e meringhette creano una materia instabile, in continua trasformazione, che non cerca una forma definitiva ma un ritmo, un movimento.<\/div>\n<div>\n<p>Al Pellico 3, piatti e opere non chiedono di essere interpretati: chiedono di essere attraversati. Sono esperienze che si costruiscono per stratificazione, dove la precisione tecnica non limita, ma libera la materia nella sua espressione pi\u00f9 autentica.\u00a0Un percorso che conferma il ristorante come uno degli spazi pi\u00f9 interessanti della citt\u00e0 per chi cerca un incontro tra gusto e cultura, tra gesto culinario e gesto artistico.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al Park Hyatt Milano, a pochi passi dalla Galleria Vittorio Emanuele II, c\u2019\u00e8 un luogo in cui il confine tra cucina e arte si assottiglia fino quasi a scomparire. \u00c8 il Pellico 3, il ristorante gastronomico guidato da Guido Paternollo, dove ogni piatto sembra nascere dallo stesso impulso che muove il pennello di un artista: esplorare la materia, trasformarla, lasciarla vibrare nello spazio. In queste settimane, la sala del ristorante accoglie le opere di Tancredi Parmeggiani, Claudio Verna e Turi Simeti, creando un ambiente in cui tele e ricette condividono un\u2019unica grammatica fatta di luce, ritmo e stratificazione. Non si tratta di un semplice allestimento: \u00e8 un dialogo silenzioso, continuo, in cui l\u2019occhio e il palato seguono traiettorie parallele. Paternollo, che ama definire la sua una \u201ccucina cucinata\u201d, rifiuta gli artifici concettuali per tornare all\u2019essenza: fuoco, tecnica, materia. Una filosofia che trova un\u2019eco naturale nella ricerca di Claudio Verna, maestro della Pittura Analitica, che negli anni Sessanta riport\u00f2 l\u2019attenzione sugli elementi primari della tela. In Oro Antico, ad esempio, i gialli e gli aranci si sovrappongono fino a creare una superficie pulsante, quasi viva. 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